La strage dei Niobidi

Riferito ad un antico rilievo di epoca romana che rappresenta il mito di Niobe, il laboratorio mira a modificare la corrente percezione del Museo Archeologico: da deposito di "cose vecchie e morte" a luogo di presenze vive in grado di parlare al contemporaneo e di rispondere eloquentemente allo sguardo curioso e indagatore.

Opera Multimediale

L’animazione mette in scena la Strage dei Niobidi, sulla base del racconto Ovidiano nelle "Metamorfosi". I personaggi sono tratti dalla raffigurazione del mito, presente sulla fronte del sarcofago romano del II sec. d.C. custodita al Museo Archeologico Nazionale di Venezia.

Niobe, eroina della mitologia greca, peccò di superbia proclamandosi superiore alla dea Leto per fertilità; i figli della dea vendicarono l’offesa fatta alla loro madre uccidendo a colpi di freccia tutti i figli di Niobe, che, impietrita dal dolore, si trasformò in una roccia.

Il progetto del suono

Grazie all’estensione della durata del laboratorio (da 3 a 10 incontri) è stato possibile sviluppare un apparato sonoro ampio e articolato, in accordo alla animazione originale. Così, il muto e freddo bassorilievo antico è diventato un grande affresco audiovisivo, animato, pulsante ed emozionante.

L’apparato sonoro è composto da due livelli intrecciati: quello descrittivo, necessario a supportare la narrazione, e quello espressivo, fatto di tessiture sonore, che restituisce il valore drammatico della vicenda. Nell’insieme, l’opera è divisa in sei sezioni, tanti quanti sono i temi esposti da Ovidio.

Prologo

La corsa a cavallo dei figli maschi. I suoni dovranno restituire la scena in tutto il suo realismo, sottolineando le qualità materiche di elementi e gesti, bene espresse della parole di Ovidio: “scalpitare di cavalli”, “scorrere di ruote”, “duri zoccoli”, “briglie appesantite da ornamenti aurei”.

Atto secondo

La morte delle figlie femmine. “Spaurita”, “si accasciò”, “spira”. Le parole di Ovidio mettono in evidenza la qualità emotiva differente rispetto all’analoga scena dell’atto I, trattandosi della morte di donne anziché di uomini a cavallo; i suoni la sottolineano con durate ampie e registri gravi.

Atto primo

La morte dei figli maschi. Il ruolo dell’apparato sonoro è duplice: sostiene con suoni descrittivi la sequenza narrativa - “nervo teso”, “freccia scagliata”, “vibrando si conficcò” - esplicita il drammatico valore emotivo attraverso un opportuno trattamento dei suoni e l’uso del crescendo musicale.

Epilogo

“La pietrificazione di Niobe. Le parole di Ovidio - “irrigidiscono”, “esangue”, “vitrei...occhi”, “pietrose...viscere” - suggeriscono il tema della transizione tra uno stato ad un altro - da carne a pietra - che viene sviluppato attraverso il progetto di una tessitura sonora a crescita graduale.

Intermezzo

Il dispiacere dei congiunti, il dolore dei famigliari, la disperazione del padre”. Il tema del dolore - “sciagura”, “tristezza”, “patire”- viene sviluppato attraverso suoni dalle qualità morfologiche analoghe al pianto (durate prolungate, lento glissando delle altezze, silenzi) e figure musicali statiche.

Finale

lI masso marmoreo. La scena è dominata dall’evento naturale che trascina il masso sulla vetta del monte: il designer risponderà all’esigenza narrativa attraverso un suono di vento opportunamente trasformato per diventare il suono del “turbine di vento possente”.

Elaborazione del suono

Utilizzando software originali, i partecipanti acquisiscono le tecniche di elaborazione audio e le utilizzano per manipolare gli elementi sonori dati e dare vita a materiali inediti, specificamente riferiti all’animazione: time stretching e pitch shifting, per agire su altezza e durata, filtering, per agire sullo spettro, reverbering, per agire sullo spazio.

Nell’esempio, il processo di trattamento applicato al suono di piatti consente di ottenere tre differenti esiti: il suono della freccia appena scoccata, il suono della freccia che si libra nell’aria, la fascia sonora tensiva.

Valutazione

Come previsto dalla Convenzione tra la Sovrintendenza e l’Istituto scolastico, quattro sono gli strumenti per la valutazione: relazioni di attività, curate dalle insegnanti della scuola e dal docente di laboratorio; questionari somministrati agli studenti, orientati a cogliere il livello di apprendimento raggiunto e la nuova percezione del museo maturata dagli studenti; diari redatti lezione per lezione dagli studenti; presentazione pubblica degli elaborati, con commento critico introduttivo. 

Dall’analisi dei documenti di valutazione si evince che gli obiettivi culturali, didattici e formativi sono stati raggiunti. 

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Stefano Luca

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